
La sopravvivenza dell'industria della cannabis dipende dalla distribuzione al dettaglio più che dalla fedeltà al marchio
Una nuova analisi mostra che i rivenditori di cannabis, non i marchi, detengono il vantaggio decisivo poiché i consumatori privilegiano prezzo e potenza rispetto al packaging, spostando il focus dell'industria dal marketing al controllo della distribuzione
Key Points
- 1Il 69% dei consumatori di cannabis non ha preferenze di marca, mentre solo il 18% è influenzato dal marchio negli acquisti
- 2I prezzi all'ingrosso della cannabis sono diminuiti del 30-35% tra il 2022 e il 2024, aumentando la pressione sugli operatori dipendenti dai ricavi all'ingrosso
- 3Il commercio interstatale è ancora vietato, causando mercati statali isolati e significative disparità di prezzo tra le regioni
- 4Le dispensarie controllano l'accesso dei consumatori e le decisioni di acquisto determinando quali prodotti vengono stoccati e promossi
Mentre il settore della cannabis attraversa una profonda trasformazione, i leader dell'industria stanno riconsiderando i fattori che guidano il successo a lungo termine. Nonostante la proliferazione di marchi e campagne pubblicitarie appariscenti, dati recenti rivelano che la stragrande maggioranza dei consumatori di cannabis rimane indifferente al branding, concentrandosi invece su fattori come prezzo e potenza. Secondo High Times, solo il 18% dei consumatori riferisce che il marchio influenza le loro decisioni di acquisto, mentre un sorprendente 69% non ha alcuna preferenza di marca. Questa tendenza sta spingendo a un cambiamento strategico, con gli operatori che danno sempre più priorità al controllo dei canali di distribuzione al dettaglio come vantaggio competitivo cruciale
Eric Offenberger, CEO di Vext Science, traccia un parallelo tra l'industria della cannabis e i primi giorni della televisione via cavo, dove il valore risiedeva nel possedere la rete di distribuzione piuttosto che il contenuto stesso. "L'operatore che controlla la porta al dettaglio controlla la conversazione. Il fornitore all'ingrosso è alla mercé di chi apre quella porta", ha affermato Offenberger. Nel settore della cannabis, ciò significa che le dispensarie detengono un potere sostanziale su quali prodotti raggiungono i consumatori e, di conseguenza, su quali aziende sopravvivono alla volatilità del mercato
Gli anni iniziali dell'industria sono stati caratterizzati da un afflusso di capitali esterni e dalla convinzione che costruire marchi forti avrebbe garantito il dominio del mercato. Dal 2017 al 2021, gli operatori multi-stato si sono espansi rapidamente, alimentati da un'ondata di investimenti e da una corsa per assicurarsi licenze di coltivazione e fedeltà dei consumatori. Tuttavia, come riporta High Times, molte aziende si sono sovraesposte con debiti ad alto costo e obblighi di locazione a lungo termine, lasciandole vulnerabili mentre i prezzi all'ingrosso sono crollati del 30-35% tra il 2022 e il 2024. L'eccesso di offerta risultante e la frammentazione normativa stato per stato hanno messo in luce la fragilità dei modelli di business centrati sul marchio
Con il commercio interstatale ancora vietato, ogni stato opera come un mercato isolato, incapace di bilanciare domanda e offerta oltre i confini. Questo ha portato a disparità di prezzo drammatiche, con la cannabis all'ingrosso in fiore in New Jersey che raggiunge quasi il triplo del prezzo visto in California. In questo panorama frammentato, le dispensarie detengono le chiavi per l'accesso dei consumatori, dettando quali prodotti sono disponibili, promossi e infine acquistati. I rivenditori, più che i marchi, ora plasmano il mercato attraverso il controllo dello spazio sugli scaffali e delle strategie di prezzo, dato che il 72% dei consumatori dà priorità alla potenza del THC e il 64% indica il prezzo come fattore principale di acquisto
Gli esperti del settore sostengono che, analogamente ai giganti del cavo che prosperarono controllando le relazioni con gli abbonati, gli operatori della cannabis devono concentrarsi sul possedere la connessione al dettaglio per garantire la resilienza. I marchi, pur non essendo irrilevanti, sono relegati a un ruolo secondario a meno che non riescano a garantire una presenza costante sugli scaffali. Dal punto di vista della redazione di OG Lab, questa svolta verso la distribuzione segna un momento decisivo per l'industria: mentre la riforma federale resta indietro e le pressioni di mercato si intensificano, le aziende meglio posizionate per sopravvivere saranno quelle che controllano le porte al dettaglio, non solo le etichette sui pacchetti. Questa tendenza è destinata ad accelerare, rimodellando il panorama competitivo e costringendo marchi e coltivatori a ripensare il loro percorso verso il consumatore


