
Studio dell'Università di Valencia avverte contro la sovradiagnosi delle abitudini quotidiane come dipendenze
Un nuovo studio dell'Università di Valencia avverte che etichettare le abitudini quotidiane come dipendenze rischia di banalizzare i veri disturbi da abuso di sostanze e di minare la fiducia nelle diagnosi mediche
Key Points
- 1Uno studio dell'Università di Valencia critica la sovradiagnosi delle abitudini quotidiane come dipendenze
- 2La ricerca avverte che applicare criteri di dipendenza a comportamenti normali banalizza gravi dipendenze da sostanze
- 3L'autore principale Víctor Ciudad-Fernández spiega come i criteri clinici vengano applicati erroneamente ad attività non dipendenti
- 4Lo studio evidenzia potenziali danni per i pazienti e per la credibilità della ricerca sulle dipendenze
Un recente studio dell'Università di Valencia ha acceso il dibattito nella comunità medica avvertendo dei pericoli della sovradiagnosi di attività quotidiane come dipendenze. Pubblicato su Nature Reviews Psychology, lo studio intitolato “To the addiction hammer, every habit looks like a nail” critica la crescente tendenza di alcuni professionisti sanitari a etichettare comportamenti ad alta frequenza come ballare, correre o persino l'uso della tecnologia come dipendenze cliniche. Secondo i ricercatori, questa tendenza rischia di banalizzare le esperienze di persone con gravi dipendenze da sostanze
Víctor Ciudad-Fernández, autore principale dello studio e ricercatore presso l'Istituto Polibienestar, ha descritto come si sviluppa questo processo di sovradiagnosi. «Prima, qualcuno osserva che una persona si dedica molto frequentemente a un'attività (ballare, giocare, usare il telefono) e assume che debba trattarsi di una dipendenza. Poi, viene creato un questionario riadattando i criteri per l'alcolismo o la tossicodipendenza e adattandoli al nuovo comportamento. Il questionario viene quindi applicato e, naturalmente, ‘conferma’ ciò che era stato inizialmente assunto», ha spiegato Ciudad-Fernández in un articolo pubblicato dall'Università di Valencia
Lo studio evidenzia che attività che vanno dall'ascolto della musica all'uso di piattaforme di intelligenza artificiale come ChatGPT vengono sempre più spesso paragonate ai disturbi da abuso di sostanze, nonostante differenze significative nel loro impatto sulla vita quotidiana. Pur riconoscendo che alcuni comportamenti — come il gioco d'azzardo o l'uso problematico della tecnologia — possono effettivamente diventare dannosi, i ricercatori mettono in guardia dal confondere un coinvolgimento appassionato con una dipendenza debilitante. Sottolineano che la vera dipendenza comporta una perdita di controllo, impatti negativi sulla salute e sulle relazioni, e l'incapacità di smettere nonostante le conseguenze avverse
Ciudad-Fernández avverte che l'uso indiscriminato del termine «dipendenza» può avere conseguenze gravi sia per i pazienti sia per il campo più ampio della ricerca sulle dipendenze. «Se iniziamo a chiamare ‘dipendenza’ quasi tutto, il termine perde significato e la sofferenza di chi ha un disturbo serio viene banalizzata», ha detto. Lo studio cita anche ricerche in cui ballerini professionisti di tango sono stati etichettati come «dipendenti», sollevando dubbi sulla validità e utilità di criteri diagnostici così ampi
Il rapporto sottolinea inoltre che la patologizzazione eccessiva di comportamenti normali non solo genera allarmi inutili, ma può anche creare incentivi finanziari per attori senza scrupoli che traggono profitto da trattamenti non necessari. Questa tendenza, secondo lo studio, riflette pressioni sociali più ampie a patologizzare il piacere e a dare priorità alla produttività. Dal punto di vista editoriale di OG Lab, questo sviluppo evidenzia la necessità di precisione nel linguaggio medico e nella diagnosi. La sovradiagnosi non solo rischia di minare la fiducia nella medicina delle dipendenze, ma potrebbe avere effetti a lungo termine sulle politiche di salute pubblica e sulla credibilità dei professionisti sanitari. L'industria della cannabis e i settori più ampi del benessere dovrebbero monitorare attentamente questa tendenza, poiché potrebbe influenzare gli approcci regolatori e clinici futuri sia alle dipendenze da sostanze sia comportamentali


